Dal vaso alla terra… Identità in tempo di precarietà.

Giovedì 26 Aprile 2018 ore 21:30. Ingresso libero.
Sissi Cavaliere – Antonio Coco – Valentina Fumuso – Marianna Masella
“La casa dentro” di DM Barbara di Mauro.

 

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie.

(Ungaretti, Soldati, 1918).

La poesia di Ungaretti, Soldati, introduce un tema importante per la psicoanalisi: la caducità.

Essa riguarda il senso d’instabilità, d’insicurezza, di provvisorietà, che investe non solo paziente e analista, ma l’intera realtà umana. Il setting analitico diventa, pertanto, il teatro su cui si giocano e si mettono in scena i sentimenti contrastanti che l’individuo vive nei confronti di se stesso e della società in cui è immerso. Il nostro lavoro nasce dall’immagine di un albero, ricco di rami e foglie, che affonda le sue radici alla ricerca di nutrimento per crescere e diventare forte. Non sappiamo se il terreno in cui è nato sarà favorevole per la sua crescita, le fasi di sviluppo saranno come le stagioni che nel loro susseguirsi potrebbero metterlo a dura prova. Questa immagine ci riconduce all’individuo che nasce, cresce e si realizza, costruisce la propria identità, nella storia e nella preistoria di una famiglia, di un certo ambiente o contesto in cui è immerso.

Durante il suo sviluppo è messo di fronte a sfide, a difficoltà, al senso di instabilità che oltre una certa misura potrebbero bloccarlo, ostacolarlo e fargli vivere un senso di precarietà tale da farlo piombare nel lutto. Ed è qui che avviene la caduta definitiva delle foglie. La caduta delle foglie rappresenta prima di tutto un naturale e funzionale rinnovamento, che potrebbe diventare rivelatore di un lutto se il soggetto ha vissuto un trauma. Questo può accadere anche nella relazione analitica. Infatti, anche l’analista è soggetto all’ambivalenza che nasce dal vissuto di instabilità, non solo perché lo vive sulla sua pelle, specie se è agli inizi della carriera, ma anche perché, in quanto schermo di proiezione del paziente, avverte la temporaneità e la provvisorietà nella quale egli lo avvolge. Analista e analizzando temono entrambi di perdersi, come se l’albero fosse incastrato in un vaso che lo blocca impedendo la crescita delle sue radici che non trovano lo spazio adeguato. Ma il vaso oltre ad essere un limite che riduce il senso del sé e che costringe, potrebbe, rappresentare anche un luogo protetto, in cui sentirsi al sicuro e non soli spersi/persi in un terreno vasto.

La dimensione del tempo entra nella stanza d’analisi e permette ai due di lavorare sulla perdita.

Prenderemo spunto da stralci di vicende cliniche per trattare il tema della precarietà e (vissuta su un tempo interno ed esterno, individuale e sociale), del lutto nelle diverse fasi di vita. Storie di persone diverse si intrecceranno con quella dell’analista, raccontando come la relazione possa diventare quel terreno fertile in cui far nascere e crescere l’albero attraverso il desiderio condiviso (quello dell’analista e quello riscoperto o rivitalizzato del paziente) capace di riattivare la vita. Desiderio da utilizzare come risorsa possibile da difendere e promuovere. Desiderio che, attraverso la morte e la rinascita, passando attraverso la trasformazione e la consapevolezza, riporta l’essenza della vita.


 

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