Amleto e la tragedia della madre abbandonica.

9 maggio 2019, ore 21.30

Ingresso libero.

 

Relatore dott. Marcello Turno

Discussant dott. Paolo Cruciani

Perrotti ipotizzò che fosse possibile identificare una lettura in chiave storica e psicoanalitica delle tappe che hanno segnato, dalla cultura greca alla nascita del pensiero freudiano, il percorso compiuto dalla conoscenza dello sviluppo della nostra mente e che hanno consentito di comprendere l’importanza del conflitto edipico come crocicchio che ognuno di noi deve attraversare perché la capacità di vivere, di pensare e di agire da essere umano possa essere raggiunta.

Nel tracciare questo processo conoscitivo aveva identificato tre tappe più rappresentative – senza trascurare che ce ne potessero essere altre – che ci possono aiutare a seguirlo, indicando tre momenti nella storia della letteratura e nella storia della scienza.

Perrotti parlò così della successione Edipo, Amleto, Freud.

Questi termini forniscono tre immagini del modo in cui il conflitto edipico può essere concepito articolando tre rappresentazioni, due narrative e teatrali e l’ultima corrispondente al modo in cui una nuova teoria lo colloca fra i passaggi che ogni percorso evolutivo della mente comporta.

Scrive Marcello Turno: “Lo studio dell’Amleto viene affrontato nella mia relazione, secondo due diverse prospettive. L’influenza di Shakespeare nell’opera ricercando il vissuto personale come già avevo fatto con Il Fu Mattia Pascaldi Pirandello, e l’analisi strutturale dell’opera: come si manifesta, cosa simbolicamente e psicoanaliticamente può rappresentare.

Un attento studio ha svelatocome i personaggi, i conflitti che intercorrono tra di loro, il dramma che questi generano hanno la capacità di essere una centrata metafora su alcune tipologie di pazienti che realmente e fantasmaticamente hanno vissuto da protagonisti una tragedia in cui i vivi e i morti si sono avvicendati creando fratture, senso abbandonico, rancore incontenibile, desiderio di vendetta e vittime.

Nello studio dell’Amleto Freud non aveva riferimenti clinici, quindi quello che scrisse lo fece riferendosi alle critiche degli scrittori de tempo. In questo mio personale lavoro seguo anche io questo schema rifacendomi ad una critica più contemporanea, per cui ciò che viene proposto in questo seminario è una rilettura della struttura della tragedia posta in relazione al mondo interiore di alcuni pazienti toccati dallo stesso dramma: l’abbandono affettivo della madre per un altro uomo e a quanto questo ha potuto incidere nella loro vita. Non è solo il fantasma del re Amleto o Amleto o la rappresentazione o Shakespeare ad essere preso in considerazione, ma Elsinore, il castello, la reggia, con i suoi luoghi e i suoi personaggi che non può non richiamare alla mente la malattia di Elsinore, proprio così citata tante volte nei suoi studi shakespeariani da Harold Bloom, tra l’altro colui che definì Freud il più grande scrittore moderno.”

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Via Angelo Bargoni, 78, Roma, RM

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